27/01/2012
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26/01/2012
“ Esattamente novantacinque anni fa, Giuseppe Ungaretti scrisse «M’illumino d’immenso».
Era una poesia. Oggi sarebbe un tweet. „
Era una poesia. Oggi sarebbe un tweet. „
Giuseppe Ungaretti, lui sì che sapeva usare Twitter | Linkiesta.it
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22/01/2012
“ Conte è un uomo con il quale ogni juventino può identificarsi. Anzi no: deve identificarsi. Conte, come giocatore, era un giocatore coi piedi buoni ma anche un giocatore di temperamento, uno che faceva lo stopper all’occorrenza ma anche uno che ha giocato in squadre di tutti fuoriclasse, uno che ha vinto molto ma anche uno che ha perso tanto e miseramente, uno che è chiaramente intelligente ma anche uno che non ha mai imparato a parlare l’italiano, un vincente ma anche un underdog. Antonio Conte è la sintesi della juventinità e ringraziarlo per la boccata d’ossigeno dopo due anni di apnea è il minimo che io possa fare. Ma anche non fare. „
cloridrato di sviluppina » Blog Archive » L’allenatore sembrava contento.
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19/01/2012
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18/01/2012
“ Un capro espiatorio per sfogare la rabbia, un eroe senza macchia per placarla. E’ la formula un po’ stucchevole delle storie italiane al tempo della crisi. Anche nel dramma del Giglio la realtà è stata immediatamente diluita in un fumetto. Servivano un’immagine evocativa (la nave sdraiata su un fianco, simbolo del Paese alla deriva) e uno Schettino che riempisse il vuoto lasciato da Berlusconi alla casella Figuracce & Bugie e assommasse su di sé l’orrore del mondo (ieri il Tg5 ha definito i suoi tratti fisici «lombrosiani» e il Tg3 lo mostrava in smoking come il comandante di «Love Boat» per suggerire maliziosamente la sua inconsistenza morale, quando TUTTI i comandanti di una crociera indossano lo smoking, nelle serate di gala). Mancava ancora il buono, che nella trama assolve al compito cruciale di riscattare l’onore ferito della collettività, fortificandola nell’illusione di essere migliore di quanto non sia. Adesso anche il buono c’è. Ovviamente facciamo tutti il tifo per De Falco, il capo assertivo della Capitaneria di Livorno che nella ormai celebre telefonata ordina al comandante Schettino, già inscialuppatosi verso la riva, di tornare sulla nave e comportarsi da uomo. (Ordine vano, peraltro, come quasi tutti gli ordini dati in Italia, perché Schettino gli dice di sì e poi continua a scappare). Eviterei però il gioco insistito dei paragoni: l’eroe contrapposto al vigliacco, l’italiano buono all’italiano cattivo, fino all’urlo autoassolutorio che ho letto su un blog: «Io sono De Falco». Anch’io. Anche Schettino, credetemi, se fosse stato sulla poltrona di De Falco sarebbe stato De Falco e avrebbe dato ordini perentori al se stesso vigliacco che tremava in mezzo al mare per la paura di morire. Non voglio togliere meriti al valido ufficiale della Capitaneria, ma contesto l’abuso del termine «eroe», che in un’epoca che ha smarrito il significato delle parole viene appuntata sul petto di chiunque fa semplicemente il proprio dovere: rifiutando una mazzetta se è un funzionario pubblico, denunciando un giro di scommesse se è un calciatore, assumendosi le proprie responsabilità se esercita un ruolo di responsabilità. Dall’Iliade a Harry Potter, l’eroe è colui - soltanto colui - che mette a repentaglio la propria vita. E non perché la disprezza (quello è il fanatico), ma perché è disposto a sacrificarla in nome di un valore più elevato: l’amore (a-mor, oltre la morte). Non escludo che l’ottimo De Falco sarebbe stato un eroe: il destino non gli ha consentito di mettersi alla prova. Dubito che lo sarei stato io e tanti altri che disputano sulla viltà di Schettino. Per me nella storiaccia del Giglio esistono persone inadeguate e altre adeguate, ma un unico vero eroe. Il commissario di bordo che con la gamba spezzata ha continuato a salvare le vite degli altri. „
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17/01/2012
“ Una delle cose che mi piacciono di più, o che mi dispiacciono di meno, dell’inverno, è quando sei lì, seduto, al tavolo, dopo mangiato, e guardi fuori dalla finestra, e i vetri sono tutti appannati. „
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“ C’erano voluti due mesi per ritornare all’onor del mondo. Due mesi di loden e manovre, di noia e ricevute fiscali. Due mesi per nascondere i politici di lungo corso sotto il tappeto o in un resort delle Maldive. Due mesi per far dimenticare il peggio di noi: la faciloneria, la presunzione, la fuga dalle responsabilità. E invece con un solo colpo di timone il comandante Schettino ha mandato a picco, assieme alla sua nave, l’immagine internazionale che l’Italia si stava ricostruendo a fatica. Siamo di nuovo lo zimbello degli altri, il luogo comune servito caldo nei telegiornali americani, il pretesto per un litigio fra due politici francesi (francesi!), uno dei quali ieri accusava l’altro di essere «come quei comandanti che sfiorano troppo la costa e mandano la loro barca contro gli scogli». Mi auguro che non tutto quello che si dice di Schettino sia vero: anche i capri espiatori hanno diritto a uno sconto. Ma se fosse vero solo la metà, saremmo comunque in presenza di un tipo italiano che non possiamo far finta di non conoscere. Più pieno che sicuro di sé. Senza consapevolezza dei doveri connessi al proprio ruolo. Uno che compie delle sciocchezze per il puro gusto della bravata e poi cerca di nasconderle ripetendo come un mantra «tutto bene, nessun problema» persino quando la nave sta affondando, tranne essere magari il primo a scappare, lasciando a mollo coloro che si erano fidati di lui. Mi guardo attorno, e un po’ anche allo specchio, e ogni tanto lo vedo. Parafrasando Giorgio Gaber, non mi preoccupa lo Schettino in sé, mi preoccupa lo Schettino in me. „
La prevalenza dello Schettino
(Fonte: lastampa.it)
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16/01/2012
“ Il calciatore-eroe che non si fa corrompere. Il marinaio-eroe che non fugge. Ma non esistono eroi, esistono vite degne di essere vissute, e nel caso perdute, ed esiste la nostra ipocrisia, la nostra debolezza. Ci faremmo corrompere, noi? E se sì, per quale cifra? Scapperemmo da una nave, dal senso delle nostre esistenze ammesso che ne abbiano uno, insomma da noi stessi, se avessimo paura di morire non facendolo? Gli eroi sono figure retoriche che riempiono il vuoto, e al limite qualche pagina di giornale. Ma nella disperata assenza di giustizia, di normalità (è normale denunciare una truffa, è normale fare il proprio dovere di marinaio, postino, insegnante, battilastra, giornalista), certi esempi diventano immani. Succede quando uomini piccoli fanno naufragio, e abbandonano le navi di loro stessi. „
(Fonte: crosetti.blogautore.repubblica.it)
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